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Pilates: panacea dei disturbi posturali?

Pilates e disturbi posturali

Pilates: panacea dei disturbi posturali?

Il Pilates è davvero la panacea dei disturbi posturali?

In quest’ultimo decennio abbiamo assistito ad un vero e proprio boom di corsi di Pilates all’interno di studi e palestre.

Spesso consigliata come disciplina adatta nei casi di disturbi posturali. Ma è davvero così?

Prima di rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro domandandosi:

“Cosa si intende per lavoro di educazione posturale?”

Iniziamo a comprendere cosa si intende per postura, partendo da una visione olistica dell’uomo, intesa cioè come unione tra le 3 sfere: corpo – mente – emozioni.

La Postura, oltre ad essere un allineamento nello spazio dei segmenti corporei, è anche una sorta di espressione somatica di emozioni: esprime ciò che prova un organismo nella situazione attuale, come la vive ed è quindi una risposta globale di accomodamento ad un certo ambiente.
E’ evidente come la componente di consapevolezza, apprendimento somatico ed esperienza di schemi motori siano alla base di una corretta educazione ed equilibrio posturale.

Ma, se anche ci soffermassimo sulla sola struttura corporea, non potremmo fare a meno di considerare i nostri muscoli collegati in grossi elastici chiamati “catene muscolari”: essi sono sinergici e nel corso della nostra vita tendono inevitabilmente ad accorciarsi.

catene muscolari

Cosa può accorciare una catena muscolare?

Semplice: uno sforzo fisico lavorativo, sportivo, lo stress, i nostri vissuti emozionali, il respiro bloccato… tutto ciò porta automaticamente ad accorciare i nostri muscoli formando una vera e propria armatura che nel corso del tempo può condurre ad avere disturbi posturali.

In una programmazione di educazione posturale, quindi, è fondamentale allungare questi grossi “elastici”.

Provate a sperimentare cosa succede se fate un lavoro di accorciamento (come in molti sport e in attività proposte in palestra) o di allungamento (tipo il classico stretching) dell’ intera catena.

Esempio: dalla posizione eretta a gambe tese, lasciate cadere il busto in avanti come se voleste toccarvi i piedi con le mani. Cosa accade? Riuscite a toccarli o no? In caso positivo, riuscite a percepire tutte le altre parti del corpo rilassate? Il capo è abbandonato o teso? Le ginocchia sono tese o si piegano?…

piegamento esercizio

 

Nella stragrande maggioranza dei casi quasi nessuno riesce a stare in una posizione “perfettamente a squadra”:

Perché? Perché i nostri muscoli si comportano come un unico elastico sempre troppo corto!

Come dovrebbe essere improntata quindi una corretta educazione posturale per prevenire o risolvere i disturbi posturali?

  • Inizialmente occorre fare una attenta osservazione posturale e una valutazione chinesiologica e posturologica (anche elementi come occhi, bocca, vestibolo, piedi, cicatrici possono influenzare la postura);
  • L’attività dovrebbe essere svolta singolarmente in quanto ogni individuo ha caratteristiche, necessità o disturbi diversi;
  • Si dovrebbe assicurare un allungamento costante di tutte le catene muscolari cercando di valutare tutti i compensi (forme di difesa) che il corpo mette in atto per comodità e quindi sbloccare il respiro (forma di difesa principale) in espirazione;
  • Affidarsi ad un professionista che aiuti a lavorare in profonda consapevolezza e che lavori sul sistema nervoso sottocorticale (non volontario) dove si instaurano i nuovi schemi posturali: apprendimento somatico posturale;
  • In seguito, o in sinergia, un lavoro di gruppo che permetta di metabolizzare questi stimoli attraverso attività di consapevolezza: psicomotricità, Feldenkrais, teatro, pittura, canto, movimento espressivo libero;
  • Una corretta educazione posturale infine, deve mirare al raggiungimento di una consapevolezza sull’auto-allungamento: immaginare costantemente un filo che da dietro la nuca ci porti verso l’alto (Metodo Alexander).

Alla luce di questa premessa, possiamo rispondere al quesito iniziale: il Pilates è una metodica idonea per disturbi posturali?

L’obiettivo nobile del suo ideatore, Joseph Pilates, era quello di rendere le persone consapevoli di sé stesse, del proprio corpo e della propria mente per unirli in una singola, dinamica e funzionale entità.

Fulcro del metodo dal punto di vista fisico e strutturale è il ” Baricentro o cintura di forza. Pilates definiva “powerhouse” (casa della forza) o “girdle of strength” (cintura di forza) l’area compresa tra la parte finale della cassa toracica e la porzione più bassa del bacino. In questa area troviamo diversi muscoli: frontalmente il retto addominale, gli obliqui e i traversi; posteriormente i gran dorsali, i quadrati dei lombi e i glutei.

Se i muscoli di tale “cintura” sono deboli, qualsiasi disturbo della schiena tenderà a peggiorare ed essa sarà sempre più esposta a lesioni ed affaticamento. Una postura corretta è favorita dal rafforzamento del baricentro. Si pensi  una zona compresa tra due linee orizzontali: una passante per le spalle e l’altra per le creste iliache superiori. Si ottiene così il cosiddetto “frame” (cornice), diviso da una linea verticale centrale che rappresenta il giusto equilibrio delle forze.

Il lavoro del metodo Pilates si concentra soprattutto su questa linea centrale e sul controllo del corretto allineamento della cosiddetta cornice.

(Tratto dal “My Personal Trainer”)

 

pilates uomo

Se dovessimo valutare l’uomo settorialmente, questa visione di “rinforzo” della “Power House” potrebbe sembrare corretta: “irrobustiamo questo corsetto naturale muscolare e abbiamo risolto tutti i problemi”.

Considerando invece, come detto precedentemente, la struttura muscolare come un unico grosso elastico, è facile comprendere come: irrobustire solamente questo corsetto può portare a compensi che si svilupperanno in altre zone del corpo, (da notare il capo erroneamente sporto in avanti nell’immagine inserita sopra). Immaginate di vedere i compensi che si muovono come un anello di una tenda su di un bastone che la sorregge.

Ad un occhio più esperto quindi, questa rappresenta una sorta di toppa ad una visione miope della situazione.

In conclusione il pilates può considerarsi un “tampone” posturale: la sua pratica, contrariamente ad altre “mode” non accorcia in maniera smisurata i muscoli.

E’ però fondamentale adottare alcuni accorgimenti anche e soprattutto nella sua accezione terapeutica onde evitare serie problematiche su chi la pratica:

  • preferire un lavoro individualizzato: che rispetti le problematiche del paziente/cliente;
  • affidarsi a professionisti Chinesiologi laureati in scienze motorie che collaborano con altre figure professionali (fisioterapisti, osteopati, ortottisti, dentisti, vestiboligi, logopedisti…) e che abbiano sperimentato su sé stessi tutto il lavoro.

In definitiva un lavoro posturale serio ed efficace non può prescindere da una visione più olistica e multi professionale basata sulla parole chiave:

  • Allungamento muscolare decompensato
  • Liberazione del diaframma
  • Attività di consapevolezza

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Staff - Marga Sati

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